Chi siamo
Ci presentiamo....siamo
la Corte dell'Agnolotto Gobbo!
Recupero e conservazione delle ricette tradizionali, a cominciare da
quella piemontese, astigiana in particolare
Questo è l'obiettivo che vuole raggiungere il nostro sodalizio, suggerendo ai ristoratori la presenza costante di un piccolo menù
tradizionale stagionale nei loro locali.
L'attività si completerà durante l'anno con l'organizzazione di cene
tematiche-stagionali, e di gite fuori porta per conoscere e apprezzare
direttamente sul posto la cucina di tradizione delle altre regioni.
Dall'articolo 1 dello statuto sociale
:
E' costituita la Corte dell'Agnolotto Gobbo, fondata a Asti, da Paola Mossino
e Giancarlo Sattanino, insieme a Gianna Aluffi, Susanna
Aluffi, Gianni Manetta, Mauro Pastrone, Paolo Squassino e Patrizia
Viarengo..
Il nome che abbiamo deciso di utilizzare per parlare dei soci è
" Cortesi ", dato che siamo Alla Corte dell'Agnolotto Gobbo.
Aggiornamento cariche
Dopo le dimissioni del Dott. Giancarlo Sattanino e della
Sig.ra Patrizia Viarengo, la Gran Corte dell’Agnolotto Gobbo all’unanimità ha
nominato “Simposiarca” per l’anno 2008 la Prof.sa Susanna Aluffi ;
congratulandoci con Lei per la nomina le auguriamo un buon lavoro.
La nostra storia
Ci presentiamo, siamo i fondatori
della Corte dell’Agnolotto Gobbo, una “mezza dozzina” di amanti e sostenitori
delle tradizioni più sincere della terra astigiana.
Noi siamo quelli che fin da bambini hanno guardato con curiosità e con gli occhi
pieni di meraviglia le nonne alle prese con farina, uova e mattarello, siamo
quelli che si sono inzaccherati fino ai “garet” cercando di aiutarle e hanno
così imparato tutta la genuinità e la poesia di un piatto tradizionale astigiano
che ha sempre avuto un fascino particolare… il “gobbo”.
Dopo aver cucinato, tritato e amalgamato tre diversi arrosti, preparato
l’impasto con farina, acqua e uova, le nostre nonne preparavano il “gobbo” con
una maestria e una passione che ben celavano la fatica di impastare e poi tirare
la pasta fino a raggiungere un foglio tanto sottile quanto resistente.
Una volta tirato il foglio, per noi bambini iniziava la parte più divertente.
Con le nostre manine ancora impacciate aiutavamo la nonna a mettere in fila
sulle strisce di pasta tanti piccoli “mucchietti” di ripieno. Quello era il
cuore del “gobbo”, il ripieno, sempre così saporito e ricco di profumi della
nostra campagna. Le nostre manine posizionavano diligentemente i mucchietti sul
foglio, poi la nonna “rimboccava” la pasta sopra formando così il primo lato
dell’agnolotto, il lato gobbo, appunto, l’unico senza dentellatura. Sì, perché
la dentellatura era un altro dei passaggi più emozionanti per noi piccoli
aiutanti. Una volta rimboccata la pasta, noi, insieme alla nonna, premevamo i
bordi ancora da chiudere intorno al ripieno di ciascuno dei futuri agnolotti, in
modo da far combaciare i due fogli. Fatto ciò afferravamo la nostra “arma”
preferita, la rotellina! Luccicava tra le nostre dita ed eravamo pronti al
nostro compito di più alta responsabilità. Facevamo correre la rotellina intorno
ai tre lati ancora da formare di ciascun mucchietto di ripieno ricoperto di
pasta, facendo bene attenzione a separarli uno dall’altro. E così venivano fuori
i tanto sospirati agnolotti…
Proprio perché abbiamo ancora vivi questi ricordi così piacevoli e spensierati,
abbiamo deciso di farli rivivere. La nostra associazione è nata proprio per
questo, per salvare dall’omologazione il “nostro agnolotto”, quello “gobbo”. Non
potevamo accettare di vedere agnolotti con quattro lati dentellati, magari
preparati a macchina, vantarsi di essere tipici astigiani. Non era giusto nei
confronti delle nostre nonne che tanta passione ci avevano messo e neanche nei
nostri, che con i visini di bimbi sporchi di farina le avevamo aiutate e seguite
con l’attenzione che solo un bimbo incantato può avere…
Con lo stesso metodo (e con qualche anno in più) abbiamo ricominciato a
prepararli esattamente come li facevano le nostre nonne, siamo andati a
riscoprire la ricetta originale, abbiamo organizzato cene, abbiamo cercato (con
successo) di coinvolgere altre persone come noi appassionate della buona cucina
e delle nostre radici.
Oggi possiamo dire che la tradizione è tornata di dominio pubblico, la ricetta
originale è ora depositata, riconosciuta e osservata da tutti coloro che
scelgono l’autenticità e la genuinità dell’agnolotto gobbo astigiano, quello che
racchiude al suo interno tutta la spensieratezza, la passione e la tradizione di
nonne precise e laboriose e di nipotini curiosi e infarinati…
Breve storia della “ Corte “ e sue
finalità
La “ Corte
dell’Agnolotto Gobbo “ nasce ad Asti il 27 ottobre 2006
Dal Marzo 2007 i componenti della “ Gran
Corte “ sono sei e precisamente:
- Susanna
Aluffi attualmente
Simposiarca (Presidente)
- Paola
Elena Mossino
- Gianna
Aluffi
- Gianni
Manetta
- Mauro
Pastrone
- Gian
Paolo Squassino
Gli associati, detti “ Cortesi “, sono circa un centinaio ed
altrettanti sono gli “ Amici “.
La sede è in Asti in Via L. Borsarelli, 10 presso la Prof. S. Aluffi.
L’associazione è indipendente, apolitica e non ha fini di lucro.
Si propone, in generale, il recupero e la conservazione delle ricette
tradizionali, a cominciare da quelle relative alla cucina piemontese e, in modo
particolare, a quella Astigiana.
Dal nome stesso dell’associazione si evince che, in primis, l’obiettivo che si è
posta è il recupero e la promozione dell’Agnolotto Astigiano,
quello che in passato veniva denominato “gobbo” per la sua
particolare forma.
Saltando volutamente la storia più antica, di cui comunque abbiamo ampia
documentazione che Carletto Bergaglio, farmacista e gastronomo, presentò nel
corso del convegno nazionale “Sua Maestà l’Agnolotto”, tenuto ad Alessandria il
7 aprile 1990, possiamo certamente affermare che, nella notte dei tempi,
l’agnolotto era noto come piatto di riciclaggio di carni avanzate riproposte
macinate e amalgamate a formaggi e verdure e racchiuse poi in fagottini di pasta
in modo da renderne più comodo il servizio e il consumo.
Con il passare del tempo, però, nelle famiglie piemontesi, gli agnolotti
divennero il primo piatto caratteristico dei giorni di festa: si sostituirono
allora gli avanzi con tagli di carne scelti e preparati appositamente, si
impiegarono solo le verdure più adatte e il miglior Parmigiano
Il vero agnolotto “ Gobbo “ Astigiano è solo quello fatto a mano.
Fino al secondo dopoguerra, anche le trattorie li proponevano così; per
preparare le centinaia di dozzine necessarie, arruolavano le donne del paese o
del quartiere che ne avevano la capacità e la possibilità; costava tempo e
danaro, ma gli agnolotti che offrivano la domenica ai loro avventori, erano
tutti Gobbi.
Poi è arrivato il progresso, il benessere e le donne appagate nel cimentarsi in
cucina e dedicare qualche ora alla settimana a confezionare agnolotti per i
ristoranti… sono solo un ricordo!
E siamo così arrivati a oggi.
Anzi a ieri, quando gli agnolotti
nella maggior parte dei ristoranti, erano preparati, se non a mano, almeno da
buoni pastai artigiani, ma soprattutto ancora quadrati e gobbi.
Oggi, invece, per effetto di una propaganda martellante da parte dei “Saloni
della Gastronomia” se l’agnolotto non è col “ PLIN ”….è da buttare via!
EBBENE NOI VOGLIAMO FORTEMENTE CHE LA STORIA DEL “ GOBBO ” NON
FINISCA QUI: SIAMO PRONTI A TESTIMONIARE LA BONTA’ IMPAREGGIABILE DEL NOSTRO
AGNOLOTTO ASTIGIANO E A FARNE SOPRAVVIVERE LA MEMORIA.
Abbiamo ricercato le vecchie
ricette, le abbiamo provate personalmente ed alla fine ne abbiamo selezionata
una che è diventata ufficiale, depositata presso il Comune di Asti e sulla sua
base è stata richiesta ed ottenuta la De.CO. (Denominazione Comunale)
Per ottenere questo ci siamo impegnati e continueremo a farlo attraverso
innumerevoli iniziative finalizzate a promuovere sia a livello locale che
all’esterno dei confini comunali il valore della nostra tradizione gastronomica,
che pur essendo sicuramente riconosciuta, a volte dimentica il passato, attratta
dall’innovazione e dalla voglia esasperata di “ cose nuove “ scordando quelle
che sono e saranno sempre le nostre radici.
Asti, 4 Giugno 2008 |